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Lo straniero nella nebbia e il silenzioso castigo di Viracocha

 Una leggenda sul dio creatore Viracocha

Una leggenda sul dio creatore Viracocha

Viracocha. Un villaggio sorgeva in alto tra le montagne, così vicino al cielo che le nuvole a volte sfioravano i tetti. Il luogo era ricco di pietre e povero di cuori, perché la gente contava le proprie provviste più accuratamente delle proprie buone azioni. Un detto aleggiava in ogni casa, invisibile eppure pesante: prima io, poi il resto.

Lo straniero nella nebbia e il silenzioso castigo di Viracocha

Uno straniero salì lungo il sentiero scosceso una sera. Un mantello gli pendeva dalle spalle, sottile come una promessa fatta troppo tardi. Un bastone aiutava i suoi passi, ma il bastone non era una minaccia, solo un sostegno. Un freddo si appiccicava a lui come la rugiada sull'erba, e gli occhi sembravano silenziosi, come se avessero visto anni interi senza parlarne.

La prima porta si aprì solo di uno spiraglio. Una mano indicò l'esterno, non per salutare, ma per allontanare. Una sete ardeva sulle labbra dello straniero e una fame gli segnava il volto, di quella che viene solo dopo lunghi cammini.

Perusino a colloquio con Viracocha

Lo straniero chiese un bicchiere d'acqua e un posto vicino al fuoco. Una risata tornò indietro, dura e secca. Si disse che fuori c'era un fiume e che dentro il fuoco era per i propri cari. La porta sbatté, come se si fosse offesa che qualcuno l'avesse persino interpellata.